l Premio Athena fa parte del team di Percorsi d'Arte, associazione culturale attiva da oltre 25 anni su tutto il territorio nazionale e internazionale. L'associazione organizza manifestazioni culturali, concerti e, soprattutto, premi di alta qualità in collaborazione con illustri addetti ai lavori che si sono alternati negli anni, tra cui: Cesare Garboli, Roberto Barbolini, Dino Carlesi, Tommaso Paloscia, Nicola Micieli, Carlo Vettori, Riccardo Tommasi Ferroni, Antonio Possenti, Enzo Faraoni e Gian Carlo Franco Tramontin.
Le attività si sono svolte in sedi prestigiose come la Pinacoteca di Volterra (Palazzo Minucci Solaini) e il Palazzo dei Priori, vanto di una collaborazione dodicennale con il comune di Volterra. Tra gli altri spazi espositivi si annoverano la GAMC e Palazzo Paolina a Viareggio; il Palazzo Ducale e lo spazio La Rinchiostra a Massa; Palazzo Medici Riccardi e Palazzo di Parte Guelfa a Firenze; la Chiesa di San Cristoforo, Palazzo Guinigi e il Palazzo Ducale a Lucca.
Il celebre pianista Andrea Lucchesini chiude la trama C’è musica & musica con un concerto, nella Sala dei Cavalli di Palazzo Te, che mette a confronto due compositori lontanissimi nel tempo: Domenico Scarlatti e Luciano Berio. Accomunati dalla ricerca instancabile sulle possibilità espressive dello strumento, si ritrovano a specchiarsi nel programma, al quale Lucchesini (interprete di riferimento dei Six Encores) lavorò proprio con Berio. Lucchesini alternerà alle sonate barocche di Scarlatti – piccoli gioielli di ingegno compositivo – i brevi pezzi pianistici di Berio, ognuno dedicato ad un diverso gesto sonoro reimmaginato e sperimentato. Dimostrando, così, la celebrazione della tecnica e della perfezione stilistica nel corso dei secoli. Il concerto è stato scelto dalla direzione di Fondazione Palazzo Te nell’ambito delle celebrazioni del loro Cinquecentenario, che prendono il titolo ‘500 anni di creatività’: Trame Sonore celebra questo anniversario con un concerto che è in equilibrio fra esprit de finesse ed esprit de geometrie.
Per oltre mezzo secolo, la scrittura di Cesare Garboli ha suscitato gioia ed energia – non solo intellettuale – nei suoi lettori. Che parli di cinema o di letteratura, che affronti la pittura o il teatro, ogni suo incontro (con Francis Bacon o Mario Soldati, con Chaplin o Goya, con Gianni Brera o Walter Benjamin, o magari con l’ufficiale delle SS Herbert Kappler) produce l'impatto memorabile di una rivelazione. Ma il dono del supremo esecutore di testi, «portato a vedere le cose piuttosto come un problema da risolvere che come un tema da svolgere», l'ammaliante intelligenza comunicativa coabitarono in Garboli con una cruda severità verso i propri scritti: pochi e come a contraggenio ne raccolse, centinaia ne lasciò dispersi. Il giovane filologo che nel 1954, non ancora laureato, curava un'edizione di tutto Dante in versi, e al quale dobbiamo la promozione di Pascoli e Molière a nostri contemporanei, è autore di un'opera che ha dissimulato sé medesima nel segno di un apparente e talvolta compiaciuto spreco. È tempo, dunque, di rendere disponibile per tutti il luminoso rigore del lavoro svolto da questo scrittore antagonista sempre, anche del proprio talento.
Maestro Spender, iniziamo dalla sua infanzia ed il rapporto con la madre musicista ed il padre poeta, sicuramente avranno influenzato la sua formazione artistica. In quali termini?
Mia madre era una pianista professionista specializzata in Beethoven. Ascoltarla esercitarsi al pianoforte mi ha dato alcune curiose abitudini, tutte cattive: ogni volta che ripeteva una frase musicale, tornavo indietro e rileggevo la frase del libro davanti a me. Abbandonavo anche il capitolo una volta che lei arrivava alla fine del movimento. Qualcosa di simile è successo con mio padre. Scrivere un libro per lui è stato faticoso, e ricordo molte pagine tagliate a pezzi e fissate insieme con il nastro adesivo. I miei genitori mi hanno introdotto ad una vita artistica, ma anche ad una vita di perpetuale confusione.
Negli anni ’60, invece, ci fu l’arrivo in Italia e fu tra i primi stranieri a riconoscere la bellezza di questa terra fino alla decisione recente di diventare cittadino italiano.
Nati da genitori così potenti, siamo venuti a Gaiole per ricominciare ...
Giancarlo Franco è nato a Venezia nel 1931. Ha studiato scultura all'Accademia di Belle Arti di Venezia dove è stato prima apprendista, poi assistente di Alberto Viani. Successivamente è diventato titolare della cattedra di scultura presso la stessa Accademia. È coordinatore del Nuovo Museo dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Nel 1956 ha vinto una borsa di studio in Grecia del Ministero della Pubblica Istruzione. Dai primi anni Cinquanta ha esposto in numerose mostre personali ed è stato invitato a partecipare ai più importanti concorsi nazionali e internazionali, ottenendo premi e riconoscimenti.
Tramontin è consapevole dei limiti della conoscenza razionale e nelle sue opere traspare il concetto di un nuovo e necessario ideale di bellezza. Nella sua lunga carriera, Tramontin aderisce coerentemente a queste premesse che sono sia dotte sia una semplice richiesta della vita quotidiana, come confermano i risultati raggiunti con il suo lavoro. Le avanguardie artistiche del ventesimo secolo, in particolare le opere di Henri Matisse, Jean Arp, Henry Moore e anche Arturo Martini e Alberto Viani, questi ultimi...
Ricorrendo al titolo di uno dei suoi più grandi film, sicuramente potremmo dire che con Bernardo Bertolucci se ne va “L’ultimo Imperatore” del cinema italiano. Un regista capace grazie alla sua grandissima arte di farci conoscere e apprezzare in tutto il mondo. Ma se ne va anche un fine intellettuale al servizio della cultura e dello spettacolo, maestro nello scandalizzare e nel commuovere ma soprattutto nel narrare. Suoi alcuni capolavori del cinema come Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha, Novecento e L'ultimo imperatore. Proprio questo film gli valse l'Oscar al miglior regista e alla migliore sceneggiatura non originale. Nel 2007 gli fu conferito il Leone d'oro alla carriera alla 64/a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e nel 2011 la Palma d'oro onoraria al 64/o festival di Cannes...
Nacque in una famiglia di artisti: il padre Leone Tommasi, studiò scultura dapprima a Roma e poi all'Accademia di belle arti di Brera a Milano, così come scultore era suo fratello, Marcello Tommasi. A Viareggio, Riccardo si formò al liceo classico, dove si diplomò iscrivendosi poi alla facoltà di Lettere e Filosofia di dell'Università degli Studi di Firenze frequentando allo stesso tempo l'Accademia di belle arti. Successivamente si trasferì a Roma[1].
Al 1965 risale l'opera Gli indemoniati di Gerasa, a cui seguono Interno (1971), Allegoria romana e Venere, Marte e Amore (1972), Ripresa televisiva (1973), Ratto d'Europa (1975), Concilio degli Dei (1977) e L'Accademia degli Smarriti (1979)[1].
Nei decenni sessanta e ottanta espose in diverse città italiane e straniere. Nel 1965 partecipò alla IX, alla X e alla XI Quadriennale di Roma[2], e alla IV Biennale d'Arte Contemporanea di Parigi. Oltre all'esperienza di Parigi (dove sarebbe tornato in altre cinque occasioni).
Nel 1983 Tommasi Ferroni venne ammesso all'Accademia nazionale di San Luca[3].
Negli anni ottanta realizzò Un bacio ancora (1980), Cena in Emmaus (1982), Abramo e Isacco ...