Prefazione
Il titolo “Oriente all’Alba” trae ispirazione dall’Ode alla Riva Rossa di Su Shi. Evoca l’istante liminale in cui la luce del giorno appare per la prima volta: non un semplice fenomeno naturale, ma una metafora carica di spirito orientale. È il momento in cui l’ordine antico persiste mentre nuove percezioni e una rinnovata coscienza civile iniziano silenziosamente a germogliare. In questa cornice, la mostra non celebra solo la rinascita, ma una consapevolezza culturale profonda: nel flusso dell’evoluzione umana, scegliamo di ripartire dall’Oriente.
Il Tema: Anni d’oro, interrogare il futuro
In un’epoca di ristrutturazione della mappa culturale globale, la mostra propone un percorso di pensiero che nasce dall’Asia per farsi dialogo universale. Il tema si snoda su due direttrici:
“Anni che brillano come oro”: Non una sterile celebrazione del passato, ma il riconoscimento della saggezza estetica accumulata nei secoli. È la riflessione filosofica, il vuoto poetico e l’esperienza rituale che continuano a brillare nel presente.
“Interrogare il futuro”: Una sfida alle urgenze contemporanee — l’impatto dell’IA, la crisi ecologica e la frammentazione cognitiva. Come può la cultura orientale, con i suoi valori etici e percettivi, rispondere alle trasformazioni della società futura?
Le Sei Porte Percettive
Per guidare il pubblico in questo dialogo, la mostra individua sei chiavi di lettura:
Asincronia del Mondo: Esistono ritmi e logiche storiche differenti; l’esperienza moderna orientale è una realtà autonoma, non una replica di quella occidentale.
Ambiente e Percezione: Terreni civili diversi generano sguardi e strutture psicologiche differenti, senza alcuna gerarchia di valore.
Rinascita della Poeticità: Il silenzio e la metafora non sono mancanze, ma forme evolute di espressione che resistono alle interpretazioni univoche.
La Tecnologia come Paesaggio: L’IA e gli algoritmi sono ormai “ambiente”. Gli artisti cinesi abitano e riorganizzano questo paesaggio tecnologico con spirito critico.
Micro-storie ed Etica: Le narrazioni individuali e marginali diventano essenziali per comprendere la consistenza di un’intera epoca.
La Realtà senza Nome: L’arte più autentica si muove ai confini dei generi e rifiuta definizioni rapide, fluendo verso orizzonti aperti come i canali veneziani.
Oriente all’alba. Il poeta Su Shi e il suo poema della Scogliera Rossa
“Da un punto di vista letterario, Su Shi compose le sue due prose poetiche più celebri durante gli anni trascorsi a Huangzhou (1080 – 1084), ovvero il Qian chibi fu (Primo Fu della Scogliera Rossa) e il Hou chibi fu (Secondo Fu della Scogliera Rossa).
I componimenti sono ispirati a gite in barca nel luogo in cui Su Shi riteneva fosse avvenuta la battaglia tra Cao Cao e l’esercito congiunto di Liu Bei e Sun Quan nel 208. Gli argomenti trattati nel Primo Fu della Scogliera Rossa riguardano soprattutto il rapporto tra l’uomo e la natura ed anche il tema oraziano del “carpe diem” e dell’inevitabile trascorrere del tempo. Il Secondo Fu della Scogliera Rossa, invece, riprende argomenti legati all’incontro con il soprannaturale e il sublime.”
Il progetto espositivo comprende una rassegna di circa sessanta artisti cinesi, capaci di sintetizzare la ricerca artistica contemporanea in Cina tra il XX e il XXI secolo. La politica culturale di Pechino mantiene l’essenza di un rapporto teso ad accogliere gli aspetti più costruttivi della globalizzazione, oltrepassando quella dicotomia che, in passato, separava schematicamente Oriente e Occidente: una contrapposizione ormai ampiamente superata.
Il percorso traccia un fil rouge che parte dai primi riconoscimenti internazionali degli artisti cinesi. Molti di loro esponevano negli spazi del 798 Art District di Pechino, divenuto ormai storico. Qui operavano attivamente gallerie come la Chinese Contemporary di Julia Colman e Ludovic Bois — già presente a Londra e New York — seguite a ruota da realtà italiane come la Galleria Marella e la Galleria Continua di San Gimignano, tuttora presente in quell’area. Negli anni Novanta del secolo scorso si sono inaugurate relazioni interculturali e istituzionali tra le sedi espositive più prestigiose al mondo. Tra queste spicca la Biennale di Venezia che, a seguito delle prime interessanti partecipazioni, ha consentito, nel 2005, l’apertura ufficiale del padiglione della Repubblica Popolare Cinese.
Diversi artisti oggi presenti a San Servolo hanno già partecipato a trascorse edizioni delle lagunari Esposizioni Internazionali d’Arte, come attestano i loro rispettivi percorsi bio-bibliografici.
Sul fronte critico occidentale, tra i primi a occuparsi di arte cinese contemporanea ricordiamo il tedesco Dieter Ronte, Achille Bonito Oliva, si pensi ai suoi Punti cardinali dell’arte del 1993 e lo svizzero Harald Szeemann con dAPERTutto del 1999, sempre all’interno delle Biennali veneziane. Sul versante orientale si distinguono Li Xianting e il tuttora attivissimo Lü Peng. Quest’ultimo ha recentemente pubblicato con Rizzoli un volume fondamentale sulla pittura moderna e contemporanea cinese, un vero e proprio manuale aggiornato sulle ultime tendenze, continuando a curare importanti mostre tra la Cina, l’Italia e il resto del mondo.
Nel quadro di rapporti ormai consolidati, questa mostra denota il rafforzarsi di un’attenzione crescente. L’obiettivo è elevare la qualità delle relazioni istituzionali tra le nostre realtà, rinvigorendo uno scambio che dovrebbe ora intensificarsi attraverso una rinnovata mobilità studentesca tale da incrementare la reciprocanza tra i due Paesi. Ciò renderebbe finalmente internazionali le accademie in Italia, dedite da secoli all’insegnamento dell’arte. È proprio questa una delle principali motivazioni che hanno spinto alla realizzazione di un progetto di tale ampiezza e respiro.
Riflettendo sulle considerazioni di un autore scomparso nel 1947 — e per questo ritenuto da alcuni superato — emerge come il valore del “per chi” e del “per come” si espone sembri aver perso, negli ultimi tempi, la propria ragion d’essere. Ciò appare evidente soprattutto nel venir meno di quel contrappeso spirituale e sacro che ha contraddistinto l’arte attraverso i secoli, in ogni latitudine.
Mi riferisco ad Ananda Kentish Coomaraswamy, storico dell’arte e metafisico britannico-cingalese-indiano. La sua figura resta attuale sia per i profondi studi sui rapporti tra Oriente e Occidente, sia per contributi profetici come quelli da lui espressi in Why exhibit works of art? del 1941, edito in Italia da Rusconi nel 1977 con introduzione di Grazia Marchianò.
Questa ricca esposizione acquisisce dunque un senso fondamentale. Le oltre cento opere presenti, realizzate con tecniche eterogenee, garantiscono una multimedialità espressiva di stretta contemporaneità.
I risultati di notevole spessore testimoniano una partecipazione vasta e completa nelle due sedi di San Servolo coinvolte. L’occasione che giunge in un momento in cui le nostre accademie accolgono numerosi studenti cinesi, ci permette di concentrarci sulla ricerca di artisti di fama
internazionale. Molti di loro ricoprono ruoli di docenza nelle più prestigiose accademie cinesi, come la CAFA di Pechino, la CAA di Hangzhou, il Sichuan Fine Arts Institute di Chongqing o la Lu Xun Academy di Shenyang, oltre a quelle di Guangzhou, Tianjin e Wuhan.
Ho avuto modo di visitare molte di queste istituzioni durante i miei numerosi viaggi in Cina — almeno dieci — per conto dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove ricopro la cattedra di Storia dell’arte contemporanea e di Storia e metodologia della critica d’arte.
In questi spostamenti ho notato una costante, che ritrovo oggi nell’alta qualità delle opere esposte: una convergenza nella ricerca e nella resa didattica di valori insiti in una tradizione millenaria. Questa eredità, ancora da riscoprire nella sua varietà, viene declinata con la stessa attenzione riservata alla storia dell’arte occidentale. Si garantisce così una continuità della rappresentazione realistica e quotidiana, lasciando però aperta la porta alle sperimentazioni delle avanguardie e all’uso consapevole delle nuove tecnologie fino a includere l’utilizzo dell’intelligenza artificiale.
L’originalità di tali esiti si collega a quella matrice comune che un orientalista come Coomaraswamy individuava nelle culture asiatiche tradizionali. In Cina, tale radice si è in parte secolarizzata con la Rivoluzione Culturale di impronta marxista, smarrendo parzialmente la componente spirituale o metafisica che ha sempre caratterizzato la via sapienziale orientale, in contrapposizione con l’erudizione scientifica occidentale.
Credo che il legame con le origini di questo ricco patrimonio si ricomponga proprio nella dedica al poeta Su Shi e al suo poema della Scogliera Rossa, che titola la rassegna. Scritto durante la sofferenza dell’esilio, il componimento invita a stabilire un’analogia con il nostro Dante Alighieri, che creò le sue opere maggiori lontano dalla sua amata Firenze. Figure straordinarie come Su Shi, della dinastia Song, o precedentemente Li Bai, risalente all’VIII secolo, legano la ricerca della parola al segno calligrafico in una sintesi di rappresentazione e suono: espressione di un pensiero puro che unisce spirito e materia.
In tal senso, si potrebbe tracciare un’analisi comparata tra la filosofia di Platone e il pensiero di Confucio, il cui valore etico ed estetico non è mai tramontato in Cina. È questo il valore intrinseco della poesia che, in ogni tempo e luogo, accompagna le arti figurative riaccendendole di spiritualità.
Si tratta di un’accezione critica che da noi è forse venuta meno, ma che si percepisce ancora nell’opera di artisti-poeti come Paul Klee o Gastone Novelli, fino ad Anselm Kiefer, ancora attivo con una sua pittura intrisa di alchimia, magia e poesia e ora presente con una splendida mostra a Palazzo Reale a Milano.
In questa chiave di lettura possiamo cogliere meglio il senso di una proposta tutta cinese che ci invita a riconsiderare ciò che, nella storia dell’arte occidentale, abbiamo in parte trascurato. Ci riporta alla complementarità tra poesia, creatività e critica d’arte partendo dagli illustri esempi di un
William Blake, e conducendoci verso gli stimolanti contributi di Mallarmé, Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, Apollinaire o D’Annunzio. Autori che, con Aragon, Valery, Breton od Éluard, hanno accompagnato mirabilmente gli sviluppi figurativi del loro tempo e di quello che è ancora a venire.
Venezia, 13/04/2026
Saverio Simi de Burgis
Professore Ordinario di Storia dell’arte contemporanea e di Storia e metodologia della critica d’arte
Accademia di Belle Arti di Venezia.